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Argomento di discussione: SALUTI A TUTTI! (1°PAGINA)
 

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Serena

Ciao a tutti!

Avrei una considerazione da fare sul giornalismo televisivo in questo periodo di "par-condicio".

So che è molto più interessante parlare di quello che riguarda il nostro piccolo paesino, ma a volte ho la sensazione che quello che succede fuori da quì ci passi addosso senza che ci faccimo alcun caso e senza accorgerci di quale sia il peso sulla vita di ognuno di noi.

In particolare, sono convinta che quello che ci mostra ogni giorno la tv richiederebbe una riflessione molto attenta e partecipata.

Per fortuna,  in internet non c'è ancora la par condicio, nè alcuna forma di censura (almeno spero).

 

Mentre siamo tutti presi dalla campagna elettorale, dai botta e risposta dei nostri politici, a qualcuno forse è sfuggito l'episodio degli scontri avvenuti a Milano fra i ragazzi dei centri sociali e le forze di polizia.

O meglio è sfuggito come, nel presentare molto 'giornalisticamente' l'episodio, nessun giornalista e nessun politico di sinistra abbia avuto l'accortezza di commentare per il pubblico-elettorato il fatto che qualche ora dopo, in assoluta calma e tranquillità, abbia sfilato per le strade un corteo di persone vestite in nero con fiamme tricolore e svastiche in bella vista.

L'immagine che ne è venuta fuori è naturalmente quella di un gruppo di giovani 'violenti', 'comunisti', 'terroristi' che hanno provocato disordini tanto per la voglia di sfogare la propria connaturata mania di protagonismo.

E un gruppo di fascisti/nazisti che in modo molto composto hanno sfilato per le strade, ignari di violare probabilmente l'articolo della Costituzione italiana, che vieta qualsiasi manifestazione che richiami il periodo del regime fascista!

Tutto questo con il consenso e la protezione delle istituzioni e delle forze di polizia e l�appoggio dei politici (che non si vergogna più di dichiararsi apertamente): forse l'acqua di Fiuggi ha esaurito il proprio effetto!

Tutto questo mi porta con la mente agli scontri di Genova e alla rappresentazione che i giornalisti hanno dato e danno dei No-global: 'comunisti', 'terroristi', 'violenti'.

Nessun giornalista si è mai preso la briga di raccontare la storia di questo movimento, le sue motivazioni profonde, la sua identità.

Nessuno elenca le ingiustizie che in diverse parti del mondo questi giovani denunciano con forza, costretti ad urlare per farsi sentire in un mondo dominato dall'indifferenza.

E nessun giornalista ha mai ricordato che dietro questo movimento ci sono giornalisti, filosofi, sociologi, poeti, cantanti, artisti?

Insomma, un movimento politico-culturale che viene presentato come un covo di violenti, così come i ragazzi dei centri sociali del nostro paese.

Io non sono una no-global né faccio parte di un centro sociale: sono una spettatrice- elettrice di sinistra che spesso teme di esprimere liberamente le proprie idee per paura di essere etichettata 'comunista' = violenta e terrorista.

D'altronde quest'associazione di idee è entrata nella testa della gente come una cantilena e serpeggia nel nostro paese più di quanto voi forse non immaginiate.

E io mi chiedo che tipo di democrazia sia questa in cui chi guarda un po' più là di quello che ci propinano i mass media, chi ha un'idea diversa da quella della maggioranza, viene deriso e zittito e accusato come un appestato.

Tutto questo mi spaventa e mi spaventa ancora di più la tendenza del giornalismo ad appiattirsi sulla propria routine, a rassegnarsi a sottostare a delle regole silenziose.

Molte persone citano l'episodio del litigio tra Lucia Annunziata e Berlusconi come esempio di demerito dei giornalisti italiani (anch'essi ormai tutti comunisti): per me dovrebbero essercene di più di giornalisti in grado di tener testa ai politici, di affermare con forza la propria dignità di professionisti, anche se non necessariamente imparziali.

Soprattutto alla luce del fatto che i giornalisti di parte, dell'altra parte, vengono rispettati, ascoltati e considerati bravi giornalisti, mentre quelli di sinistra vengono dipinti come comunisti, che insieme ai giudici e a tutte le altre forze comuniste del paese vanno "epurati".

Molti politici di destra sottolineano la presenza di questi giornalisti in tv come dimostrazione del fatto che non c'è alcun regime, alcuna limitazione alla libertà di pensiero e di stampa, ma non bisogna essere geni per capire che era più onesto buttarli fuori, come avevano iniziato a fare prima che scoppiassero le polemiche, che non screditare continuamente il loro lavoro.

Si sottolinea il fatto che i giornalisti della carta stampata si schierino apertamente e che i comici facciano ancora satira politica come se fossero esempi eccezionali di libertà e democrazia, e non si capisce che invece è solo il minimo, la normalità in un paese che si dice democratico e pretende di esportare la democrazia altrove!

 

Ma al di là di questo periodo di scontri elettorali, di rigide regole e di attento controllo di tutto quello che si dice e si fa in tv, la verità è che il giornalismo italiano, a mio parere, è terribilmente piatto e poco coraggioso. C'è pochissima denuncia e quando c'è diventa un caso, un'occasione di polemica. C'è troppa poca attenzione alle sfumature, alle cose lasciate passare senza alcun commento.

L'imparzialità dei giornalisti è solo un mito: è scritto anche sui libri! Un mito costruito per legittimare una professione che consiste sempre nel presentare la realtà da un certo punto di vista: sta al destinatario capire qual'è questo punto di vista e decidere se condividerlo o meno. 

Se poi il punto di vista è esplicito, il rapporto diventa più simmetrico, più onesto e il destinatario ha un maggiore potere di decidere se accettare o meno ciò che gli viene detto.

 

Detto questo, avrei un'idea  di  tv un po' più 'democratica', per non restare intrappolati nella morsa dei copioni già pronti e delle regole eccessivamente rigide (d'altronde necessarie quando l'arroganza rischia di soffocare la pacatezza e l'educazione): ospitare un politico e far fare le domande agli elettori piuttosto che da giornalisti lobotomizzati o che si fingono imparziali.

In radio succede!

Vorrei vedere come risponderebbero a questa domanda quei politici che si vantano del loro ottimismo contro il pessimismo opprimente della sinistra:

 

Che cosa c'è da essere ottimisti in un Paese in cui i giovani non sanno più dove sbattere la testa per trovare lavoro, in una Sicilia ancora povera e governata dalla mafia,  in un Paese fintamente democratico in cui non si è più liberi di esprimere le proprie idee senza essere etichettati "comunisti"= "terroristi", con la leggerezza irresponsabile che contraddistingue queste persone. Tutto questo in un mondo in cui il terrorismo è una minaccia reale, costante e opprimente che a volte soffoca la speranza in un mondo migliore.

Che cosa c'è da essere ottimisti?

 

 

Con affetto, Serena 


 

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